la chiesa di santa maria delle anime del purgatorio ad arco

A Napoli, nel cuore del Decumano Maggiore, nel caos della vita quotidiana del quartiere, si erge maestosa ed inconfondibile la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.

La chiesa sorse nel 1616 grazie al volere di un gruppo di nobili che decisero di fondare la Congrega di Purgatorio ad Arco, un'associazione umanitaria dedita all'assistenza dei malati, dei poveri e delle donne in difficoltà. I lavori furono affidati a Cosimo Fanzago, ma in realtà l'opera fu il risultato di una collaborazione tra grandi scultori. L'aggiunta alla denominazione dell'appellativo 'ad Arco' voleva evidenziare che la Chiesa era sorta nei pressi di una torre medievale con un ampio arco, che fu abbattuta per ordine del viceré Don Pedro de Toledo all'inizio del Cinquecento.

All'ingresso della Chiesa

delimitato da un cancello, spiccano due teschi in bronzo con tibie incrociate, motivo che si ripete nella splendida facciata barocca. I simboli mortuari, sulla facciata della chiesa, con i santini, i fiori ed i lumini accesi, anticipano qualcosa di tetro ed inquietante, ma estremamente affascinante e misterioso, che si cela all'interno. Nell'ipogeo sono visibili sepolture interrate e soprattutto gli scaravattoli, cassettine di legno contenenti ossa umane per la maggior parte anonime. Tra gli innumerevoli resti qui depositati, risalta la nicchia in cui c'è un teschio coperto da un velo da sposa e adagiato su un cuscino bianco. Moltissimi i fiori, le immaginette dei santi, le fotografie di varie persone, gli ex voto sistemati dai fedeli che in massa pregano con devozione Lucia: una ragazza morta all'età di sedici anni, a cui sono legate una serie di leggende.

Si narra

Alcuni dicono che Lucia fosse una giovane innamorata morta di crepacuore quando il padre si oppose alle sue nozze, ed il velo che non riuscì ad indossare ora le copre il capo. Un'altra versione, ricostruita storicamente, racconta che Lucia sia stata l'unica figlia di Domenico d'Amore principe di Ruffano, morta di tisi nel 1789 subito dopo aver sposato il marchese Giacomo Santomango. Secondo la leggenda, il padre volle seppellirla nel cimitero del Purgatorio ad Arco perché molto devoto alle anime del Purgatorio. Il tribunale ecclesiastico con un decreto negli anni Sessanta sancì il divieto di onorare i resti umani anonimi. Ciò non impedì che il culto venisse praticato fino al 1980, quando il terremoto determinò la chiusura della Chiesa e del sottostante cimitero. Essi sono stati riaperti dopo il restauro del 1992.

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